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domenica 13 ottobre 2013

Finalmente ho rinnovato il passaporto al Consolato Italiano


Onestamente, non pensavo che un mio post sul rinnovo del passaporto a Barcellona, potesse attrarre così tanto interesse. ( 354 visite in 2 giorni)
Mi sono arrivate testimonianze da diverse persone e da diverse città italiane e spagnole.
Tutti concordi nel dire che il Consolato Italiano a Barcellona è un disastro, che è una vergogna etc etc etc
C'è chi , giustamente, ha anche fatto notare che probabilmente la colpa è anche un poco dell'organizzazione a Roma che dovrebbe assumere più persone. Altri hanno anche aggiunto che quest'ultima azione sarebbe necessaria in quanto, a causa di provvedimenti legislativi presi anni fa, attualmente lo ius sanguinis, o diritto di sangue, ( l'acquisizione di una cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso di quella cittadinanza) abbia la meglio sullo jus soli, o diritto del suolo. ( l'acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto giuridico di essere nati nel territorio dello Stato, qualunque sia la cittadinanza posseduta dai genitori). ( fonte Wikipedia)  

 La conseguenza diretta di questo è che si rilasciano passaporti a "italiani" di ottava generazione che magari in Italia non ci sono mai stati, ma proprio grazie a questa legislazione, usano il passaporto italiano come visto per entrare e lavorare in Europa.


Per quanto riguarda il mio caso, che vi devo dire?


giovedì 10 ottobre 2013

Rinnovare il passaporto a Barcellona:cronaca di un'epopea

In un mio precedente post, ho raccontato la mia prima esperienza con il Consolato Italiano a Barcellona. In quell'occasione ho parlato di come avviene l'iscrizione all' A.I.R.E. e quali conseguenze ci sono una volta iscritti a questo albo ( post: un barcellonese a Barcellona)

Per quanto riguarda il mio caso, l'iscrizione all' A.I.R.E. mi è servita in quanto è propedeudica ad un'altra azione che qualsiasi italiano residente all'estero voglia compiere: il rinnovo dei propri documenti ( carta d'identità o passaporto). Senza la famigerata iscrizione, infatti, qualora si voglia rinnovare uno dei suddetti documenti, l'unica alternativa è recarsi al proprio comune di residenza in Italia con i relativi costi di denaro e di tempo.

Ottenuta l'iscrizione all' A.I.R.E., quindi, nel luglio scorso decido di iniziare la pratica di rinnovo del mio passaporto scaduto.
Come prima cosa, mi collego alla pagina ufficiale del Consolato Italiano a Barcellona e vado nella sezione apposita dove si spiega come rinnovare il passaporto, con i passi e i documenti da allegare.( servizi consolari passaporti).
Scarico il modello della domanda, allego le foto, i documenti richiesti e la ricevuta di € 82 di tasse pagate,ed invio tutto tramite raccomandata con ricevuta di ritorno all'indirizzo presente sul sito.








giovedì 6 giugno 2013

Mi iscrivo all' A.I.R.E. a Barcellona

A partire da oggi, mi dispiace, ma non sono più un abitante di u Salierne
A partire da oggi sono ufficialmente residente 'nderr Barcellona. ( ed ora da bravo salernitano devi dire " beeeatooo a teee !")
Voi direte e come è successo? Come hai fatto?
Mi sono fatto l'iscrizione all' A.I.R.E. presso il Consolato Italiano di Barcellona. Per chi vive qui, l'iscrizione all' Anagrafe Italiani Residenti all' Estero, è un momento topico. Ci sono leggende metropolitane riguardo questo passo che voi manco vi credete. Ne ho sentite delle belle del tipo: se non ti iscrivi all' Aire ti viene a prendere il mammone ( o Maria a longa). Se non ti iscrivi all' Aire non hai diritto a mangiarti la paella. Se non ti scrivi all' Aire tutto quello che guadagni a Barcellona ci devi pagare il doppio delle tasse in Italia.



 Insomma, nessuno ha ben chiaro quali siano i vantaggi e gli svantaggi di entrare a far parte di questo registro che teoricamente, dovrebbe avere una mera funzione di monitorare il numero di italiani residenti su terrritorio straniero. Anche se non è obbligatoria l'iscrizione, si consiglia di iscriversi a questo registro se si vive per un periodo superiore ai 3 mesi in territorio straniero
Poi, ovviamente, la gente ci azzuppa e la leggenda metropolitana è servita.

Da quello che ho capito:

domenica 7 aprile 2013

Lo sapevate? Oltre alle tapas ci sono anche i pinchos

Ho lavorato per diversi anni in strutture ricettive a Barcellona come ostelli e hotel. La prima cosa che chiede il turista italiano quando si rende conto che il receptionista è pure lui italiano è:
" dove posso andare a mangiare una buona paella a Barcellona? E dove posso andare a mangiare le tapas? E che cosa sono le tapas? "

infatti, se l'oggetto della prima domanda ( cioè la paella) è più o meno conosciuto, il turista italiano a Barcellona ha forti dubbi su cosa sia una tapa.

Mi ha detto le mi cugìn che ci è stato qui un zacco de vorte che è una cusarella piccolina che non ti sazia. Ma ne vale la pena?



Prima di tutto bisogna dire che in Spagna non ci sono solo le tapas ma ci sono anche i pinchos e qui la cosa si complica veramente. Qual'è la differenza tra tapas e pinchos?

venerdì 15 febbraio 2013

Lo sapevate? I tifosi del Barcellona si chiamano culés

Quando si pensa a Barcellona, inevitabilmente si pensa anche al Barcellona, ossia alla squadra di Messi & C. che da anni, ormai, domina in Europa e nel mondo.
Ma come si chiamano i tifosi del Barcellona?
Ebbene, forse non tutti sanno che....... i tifosi del Barcellona vengono comunemente chiamati culés, ovvero " culetti".
Da dove trae origine questa bizzarra esperessione?
Prima di dare una spiegazione, bisogna precisare che l'attuale stadio del Barça, il Camp Nou, in ordine di tempo è il terzo stadio dove il Barcellona ha giocato.
Precedentemente, infatti, ci sono stati : Camp de Les Cortes ( 1922-1957) e ancor prima il Camp del Carrer Indústria ( 1909-1922). L'origine della parola culés, risale proprio al periodo di quando quest'ultimo era lo stadio cittadino.

Dato che sulle gradinate superiori del Camp del Carrer Indústria, vale a dire le più economiche, i tifosi non riuscivano a sedersi completamente sui gradini, una parte del loro fondoschiena ne restava irrimediabilmente fuori. 





Da questo ne derivava che, come testimonia la foto al lato, le persone che dall'esterno passavano nei pressi dello stadio durante una competizione sportiva, si trovavano di fronte una fila lunga ed ordinata di ....culés













domenica 4 novembre 2012

Il pakistano italiano

Su Facebook c'è un tipo chiamato  " il Mister" che sta diventando quasi un mito dato che con i suoi pronostici, sta facendo vincere, con le bollette, bei soldini a molti ( approposito, molto carino questo articolo sull'argomento). A Barcellona nella comunitá degli italiani, invece, il vero mito è lui: " il Pakistano". A cosa non può rinunciare un italiano all'estero? Ma è ovvio ...al cibo di mammá! Il problema, però, è che i negozi di prodotti italiani a Barcellona sembrano una specie di gioielleria con i commessi che quasi i prodotti li prendono con i guanti di raso. Poi, come si direbbe dalle mie parti, all'intrasatto è iniziata a circolare la voce di un negozio "paki" che all'interno ha un vasto assortimento di prodotti italiani a prezzi accessibilissimi. Ovviamente queste notizie arrivano sempre precedute formula " oh ...te lo dico a te , peró mi raccomando non dirlo a nessuno". Quindi  dato che sostanzialmente non avevo niente da fare, stamattina decido di andarci. Prendo una bicicletta dal Bicing (fosse una volta che mi da la n. 1 o 2)  e mi dirigo a carrer Parlament 21 zona Poble Sec dove trovo il Super Mercat del Mon.



 Appena entrato, mi sono subito reso conto che non era affatto una leggenda metropoliana;  questo negozietto ha davvero una zona dedicata solo a prodotti italiani con diverse marche di pasta : Voiello, De Cecco, Divella e a prezzi che variano dai € 1.49 fino ai € 2.25 della pasta Garofalo. Ho dato una rapida occhiata e non mancano il caffè Kimbo, Lavazza ( € 3.25) e c'è anche un intero scaffale dedicato ai biscotti fra cui quelli della Mulino Bianco, i Grisbì ed addirittura i Kinder colazione.
La prima cosa che ho pensato è stata: il gestore è vissuto in Italia, avrá giocato in qualche squadra di serie D di pallamano , poi ha fatto marameo a tutti quanti ed è venuto ad aprire un negozio qui. Vedendo tutti quei prodotti veramente non ci andavo ad uscire e allora ho deciso di avvicinarmi alla cassa ed ho iniziato a parlare con un ragazzo sulla trentina che poi ho scoperto essere colui che avuto questa bella idea imprenditoriale. Il tipo si è presentato dicendo che si chiamava Mubarak  ( e subito ho pensato ma tua nipote che fine ha fatto?), e visto che era veramente disponibile ho iniziato a fargli subito un sacco di domande alle quali ha risposto volentieri e  in modo dettagliato  dimostrando una buona conoscenza delle regole del commercio:

domenica 22 aprile 2012

Dichiarazione dei redditi in Spagna

Se un italiano lavora all'estero, se si è trovato a lavorare per un anno....se è onesto, verso la fine di Aprile gli inizia a girare per la testa un interrogativo inquietante

" Oh my God ! Dovrò fare la dichiarazione dei redditi anche se lavoro all'estero?"

Provo a fare un poco di chiarezza almeno per quanto riguarda il caso della Spagna, paese dove attualmente risiedo, e dove si paga l' IRPF all 'Agencia Tributaria (AEAT). Per quanto riguarda il 2012, tutti i contribuenti possono iniziare a presentare la loro dichiarazione a partire dal 3 Maggio 2012 con la data limite fissata al 2 Luglio 2012.
Ritornando alla domanda dell'italiano di cui sopra si dovrebbe rispondere dipende, in quanto se si hanno i requisiti che vado ad elencare, si è obbligati a fare la dichiarazione dei redditi  prodotti nell'anno prima (come si sa nel 2012,ad esempio, si considerano i redditi prodotti nel 2011).
Principalmente il sistema impositivo di basa su un fattore principale:  il reddito prodotto nell'anno precedente.
In particolare non saranno obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi ( che in Spagna è conosciuta con il nome di Borrador) coloro che nell'anno precedente hanno percepito compensi inferiori ai 22.000 euro lordi da una sola impresa pagatrice. Ciò che cosa implica?

Che se una persona abbia cambiato d'impresa alla metà dell'anno precedente senza superare i 22.000 euro di reddito, sicuramente sarà obbligata a dichiarare se ha ricevuto più di 1.500 euro totali dalla seconda e successive imprese e se ha percepito più di 11.200 euro lordi nell'ambito di tutto l'esercizio ( nel nostro esempio 2011).

Una cosa da dire è che in Spagna a partire dalla prima settimana di Aprile, l' Acienda ( il corrispettivo della nostra Agenzia delle Entrate) permette di richiedere un calcolo preventivo che metta in mostra la propria posizione nei confronti del fisco. Questa pratica è detta solicitud de borrador,che si può fare online nell'apposita sezione della pagina web della Agencia Tributaria. Anche se non si è obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi, in quanto non si hanno i requisiti di cui sopra, consiglio sempre di controllare la propria posizione nei confronti del fisco in quanto spesso ci si può trovare in una posizione di credito nei confronti di esso. La mancata presentazione della dichiarazione, quindi, comporterebbe la restituzione di una parte di tasse in eccedenza che sono state pagate l'anno prima.